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Tornado in italia ut
Immagine rappresentativa.

I tornado in Italia non sono una novità degli ultimi decenni. Le cronache li chiamano da secoli trombe d’aria, quando si formano sulla terraferma, e trombe marine, quando nascono sul mare: si tratta dello stesso fenomeno, un vortice in contatto sia con il suolo sia con la base di una nube temporalesca. Quelli violenti restano rari, ma la penisola ha alle spalle una storia documentata lunga, con alcuni degli eventi più letali d’Europa.

Le intensità storiche sono ricostruzioni basate sui danni, non misure dirette del vento, e i bilanci delle vittime oscillano da una fonte all’altra.

 

Antichità e Medioevo

Giulio Ossequente, nel Prodigiorum Liber, registra il passaggio di un “turbo” su Roma nel 152 a.C., nel 60 a.C. e nel 44 a.C.: sono semplici menzioni, non descrizioni meteorologiche. Un elenco europeo indica un tornado in Sardegna intorno al 200 d.C. come uno dei più antichi attestati nel continente, e altri nell’Umbria settentrionale nel 793 e il 6 Dicembre 1067, ma le fonti sono troppo povere per giudicarne intensità e traiettoria.

La prima cronaca dettagliata è quella di Niccolò Machiavelli, nelle Istorie fiorentine, per il 24 Agosto 1456. Il vortice sarebbe partito dal Mare Adriatico in direzione di Ancona, avrebbe attraversato il Centro Italia e sarebbe uscito nel Tirreno verso Pisa. A San Casciano, presso Firenze, scoperchiò chiese, con i tetti ritrovati a oltre un chilometro e mezzo di distanza, sradicò alberi e abbatté case. La lunghezza del tracciato stimato varia molto: circa 20 km in alcune ricostruzioni, oltre 200 in altre. Le anomalie di direzione e la discontinuità dei danni fanno pensare a una famiglia di vortici, più che a un unico imbuto continuo. È la prima descrizione italiana che gli storici della meteorologia considerano affidabile come tornado.

 

Dal Cinquecento all’Ottocento

  • 22 Giugno 1546, Lequile e San Pietro in Lama (Salento). Tracciato di circa 3 km, case distrutte, tetto di una chiesa asportato, 24 morti.
  • 4 Dicembre 1645, Roma. Probabile F3, con “molte” vittime secondo le liste europee.
  • 29 Luglio 1686, dal Veronese a Dolo. Studiato da Geminiano Montanari: circa 64 km in un’ora, danni estesi, 8 morti. Possibile F3.
  • 11-12 Giugno 1749, da Ostia a Roma. Tromba marina entrata in terra e avanzata per circa 38 km. Descritta da Ruggero Giuseppe Boscovich in Sopra il Turbine atmosferico, classificata F3, con 2 morti e molti feriti. È uno dei primi studi scientifici europei dedicati a un tornado.
  • 17 Agosto 1756, Padova. IF2, con danni al tetto del Palazzo della Ragione.
  • 10 Settembre 1832, Diso-Otranto. Possibile F3: circa 35 morti e oltre 60 feriti gravi.
  • 13 Maggio 1846, danni al Parco di Monza; 30 Giugno 1865, altra tromba d’aria nei pressi di Monza, 12 morti.

L’evento più controverso, spesso indicato come il tornado più letale d’Europa, è quello dell’8 Dicembre 1851 a Marsala e nella Sicilia occidentale. Due trombe marine sarebbero entrate in terra, distruggendo navi in porto e abitazioni costiere. Il bilancio ricorrente è di circa 500 morti, ma alcune rassegne scientifiche, tra cui quelle di Miglietta e colleghi, segnalano che la natura dell’evento non è del tutto certa: parte delle vittime potrebbe essere legata alla tempesta nel suo complesso, non soltanto al vortice. Ma comunque, qui parliamo di una strage.

 

Altri casi ottocenteschi ben attestati:

  • 28 Luglio 1867, San Mauro, Ronchis e Palazzolo dello Stella (Friuli). Possibile F3-F4: 15 morti e circa 50 feriti.
  • 24 Settembre 1867, da Mestre alla Laguna di Venezia. Tracciato di circa 47 km e una ventina di morti. L’European Severe Weather Database lo indica in via preliminare come IF3.
  • 24 Ottobre 1872, Modica e Palazzolo Acreide. Circa 60-63 morti. Non è chiaro se sia stato un solo tornado o una famiglia di vortici.
  • 7 Ottobre 1884, area di Catania. Tracciato di circa 30 km, case solide distrutte, alberi scagliati nel golfo: una trentina di morti e 500-600 feriti. Nel Dicembre 2025 l’ESSL lo ha classificato IF5, la categoria massima della scala Fujita internazionale adottata in Europa.
  • 23 Novembre 1884, Caprarica di Lecce. F3: crollo del campanile, 1 morto e 8 feriti.
  • 19 Luglio 1892, Polesella (Polesine). 2 morti e 21 feriti; possibile F3 o F4.
  • 21 Settembre 1897, da Torricella e Sava a Oria e Latiano. Tromba marina partita dal Golfo di Taranto, con un tracciato di circa 40 km e una larghezza fino a 850 metri. F4. Duomo, seminario e castello di Oria gravemente danneggiati. Bilancio: 55-62 morti e 200-267 feriti, a seconda delle fonti.

 

Il Novecento: i grandi eventi della pianura

23 Luglio 1910, Brianza. Dal Varesotto al Lecchese, con Solaro, Saronno, Legnano, Mombello e Busto Arsizio, lungo un tracciato di circa 62 km. Case abbattute, messi disperse, opifici crollati. I morti sono indicati tra 36 e 60 (il giornale di Como dell’epoca parla di una catastrofe immane). Intensità stimata F3/F4. La stessa fascia fu colpita di nuovo, senza vittime, il 7 Luglio 2001.

24 Luglio 1930, tromba del Montello. È l’evento più studiato e, per intensità, il più estremo della storia italiana. Una famiglia di tornado attraversò il Trevigiano e il Pordenonese: il primo vortice, da Castello di Godego/Altivole attraverso Volpago del Montello, Nervesa e oltre, disegnò un tracciato complessivo spesso indicato in circa 80 km percorsi in 84 minuti, con un fronte fino a 900 metri. Alberi ridotti a tronchi scortecciati (“canton dée atoe”, l’angolo delle tavole), la chiesa di Selva del Montello squarciata, il campanile torto al punto da dover essere abbattuto. Classificato F5 e, nelle revisioni ESSL, IF5, con venti stimati tra 400 e 500 km/h. Morti: 23 (21 sul primo vortice, 2 su quello di Sacile), oltre 100 feriti. Venti giorni dopo, il 14 o 16 Agosto, un altro vortice colpì Napoli (Poggioreale e il mercato): le fonti parlano di “diverse” vittime oppure di 14 morti e circa 70 feriti. Quell’estate fu chiamata “l’estate delle trombe”.

16 Giugno 1957, Oltrepò Pavese. Robecco Pavese e Valle Scuropasso quasi rasi al suolo; la chiesa di Robecco crollò poco dopo l’uscita dei fedeli e il campanile fu troncato. Decine di chilometri di danni, venti stimati oltre 400 km/h, 6 o 7 morti. La Domenica del Corriere del 29 Giugno ne fece la copertina. Revisioni recenti dell’ESSL lo portano a IF5.

4 Luglio 1965, tra Piacenza e Parma (Fiorenzuola, Torricella di Sissa, Sissa Trecasali). F4: edifici distrutti, veicoli scaraventati verso il Po. Morti tra 9 e 12.

11 Settembre 1970, dai Colli Euganei alla Laguna di Venezia. F4, circa 70 km in 58 minuti. A Sant’Elena rovesciò un motoscafo ACTV di 22 tonnellate: 21 annegati. Altre vittime in due campeggi al Cavallino. Totale: 36 morti e circa 500 feriti, danni per 5 miliardi di lire. È il tornado italiano del Novecento con più vittime.

Altri casi del secolo: il 29 Agosto 1928 a Monza (8-10 morti); il 31 Ottobre 1968 nella Piana di Catania (2 morti, un centinaio di feriti, tracciato di 16 km); il 25 Agosto 1994 tra Foggia, Margherita di Savoia e il Gargano; il 14 Settembre 1997 a Terracina, un F2 con un diametro di circa 150 metri.

 

Dal 2000 a oggi

La documentazione è molto più fitta, anche perché video e rilievi sul campo permettono classificazioni più solide, ma gli eventi gravi restano pochi.

  • 7 Luglio 2001, Arcore e Brianza. Tornado F3, numerosi feriti gravi, nessuna vittima.
  • 28 Novembre 2012, Taranto (ILVA, Statte, Crispiano). Raro tornado tardo-autunnale, F3/EF3: 1 morto, circa 40 feriti, danni per decine di milioni di euro.
  • 3 Maggio 2013, Emilia (Castelfranco Emilia, San Martino Spino, Bentivoglio e altri comuni). Famiglia di tornado, il più forte classificato F3: una dozzina di feriti, oltre 100 sfollati.
  • 8 Luglio 2015, Riviera del Brenta (Pianiga, Dolo, Mira, Cazzago). È il caso moderno meglio studiato. Supercella, tracciato di circa 11-25 km a seconda del tratto considerato, venti intorno ai 300 km/h. Classificato EF4 in alcune analisi e F4/EF3 in altre; Wikipedia italiana riporta F4/EF3. Villa Fini a Dolo rasa al suolo, ville venete danneggiate, oltre 500 edifici colpiti. Un morto e circa 92 feriti, con danni tra 60 e 100 milioni di euro.
  • 29 Ottobre 2018, Terracina. F2 durante la tempesta Adrian: 2 morti e 9 feriti. La stessa città era già stata colpita nel 1997.
  • 10 Settembre 2021, Pantelleria. Tromba marina tornadica di alto F2: 2 morti e 9 feriti.
  • 16-17 Novembre 2021, Sicilia Sud-Orientale (tra cui Modica): un F2 uccise una persona.
  • 23 Luglio 2023, Voltana-Alfonsine-Savarna (Ravenna). IF3 avvolto dalla pioggia, tracciato di circa 17 km e larghezza fino a 1,3 km, raffiche stimate oltre 300 km/h: 14 feriti. È il più intenso registrato in Emilia-Romagna in epoca recente.
  • 17 Gennaio 2025, Sicilia (area di Noto e dintorni). Durante la tempesta Gabri, un tornado a vortici multipli nato come tromba marina, con un tracciato superiore a 20 km e danni rilevanti, ma senza il bilancio tragico degli eventi ottocenteschi.

Ogni anno si contano decine di trombe marine, soprattutto in autunno sulle coste tirreniche e ioniche, e tornado deboli o moderati nell’entroterra. La maggior parte è EF0-EF1 e non fa notizia.

 

Dove e quando si formano

Lo studio di Miglietta e Matsangouras (International Journal of Climatology, 2018) sul decennio 2007-2016 conta 371 tornado e 707 trombe marine: in media circa 37 tornado e 71 trombe marine l’anno. Grosso modo la metà dei tornado italiani nasce da una tromba marina che tocca terra.

I regimi sono due, ben distinti:

  • Continentale, tarda primavera ed estate, soprattutto in Pianura Padana, Veneto e Friuli. È lo stesso ambiente delle supercelle americane, su scala minore: pianura, umidità dal mare, contrasto con aria più fresca in quota.
  • Marittimo, fine estate e autunno, sulle coste tirreniche (Lazio e Toscana in testa), sul Salento ionico, in Sicilia e, in misura minore, sull’Adriatico.

Le densità più alte, in alcuni tratti della costa laziale e nella pianura veneta, sono paragonabili a quelle di alcuni Stati americani ad alta frequenza. Non lo è l’intensità: gli EF4/IF4 e gli IF5 sono eccezioni che si ripetono a distanza di decenni, non la norma annuale. L’ESSL usa oggi la scala International Fujita (IF0-IF5), tarata sui danni tipici delle costruzioni europee, in genere più robuste di molte case americane: un IF3 europeo, quindi, non va letto come identico a un EF3 statunitense.

In sintesi, l’Italia ha una climatologia tornadica mediterranea reale, concentrata in poche fasce (pianura veneto-friulana, basso Po, coste tirreniche del Centro, Salento, Sicilia orientale), con un picco violento documentato tra Ottocento e 1970 e, da allora, eventi rari ma ancora capaci di provocare danni per decine di milioni di euro.

 

Tornado in Italia regione per regione

La classifica considera solo i tornado storici e moderni di rilievo citati nel resoconto. A parità di casi pesano vittime e intensità.

  • Veneto: 7 eventi, la regione più colpita. Il più grave è Padova-Venezia nel 1970 (F4, 36 morti). La pianura veneta resta tra le aree più attive anche oggi.
  • Sicilia: 6 eventi, con Marsala nel 1851 (circa 500 morti, bilancio incerto) e Catania nel 1884 (IF5). La Sicilia orientale è una fascia ricorrente.
  • Puglia: 6 eventi, il più grave tra Torricella e Oria nel 1897 (F4, 55-62 morti). Il Salento ionico è un’area attiva ancora oggi.
  • Lombardia: 6 eventi tra Brianza e Oltrepò Pavese, con il caso peggiore in Brianza nel 1910 (36-60 morti).
  • Lazio: 4 eventi tra Roma, Ostia e Terracina. La costa laziale ha oggi la densità più alta di trombe marine che arrivano a terra.
  • Emilia-Romagna: 3 eventi nella fascia del basso Po, il più grave a Sissa nel 1965 (F4, 9-12 morti).
  • Friuli-Venezia Giulia: 2 eventi, Palazzolo dello Stella nel 1867 (15 morti) e Sacile nel 1930.
  • Toscana: un evento storico nel 1456 vicino a Firenze e una costa attiva per trombe marine.
  • Campania: un solo caso, Napoli nell’agosto 1930.
  • Umbria: due menzioni medievali, nel 793 e nel 1067, senza dati utili.
  • Sardegna: una sola attestazione intorno al 200 d.C., non verificabile.
  • Marche: solo il punto di origine adriatico del tornado del 1456, verso Ancona.

Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Trentino-Alto Adige, Abruzzo, Molise, Basilicata e Calabria non compaiono nel resoconto. Questo non significa che non abbiano mai avuto tornado, ma solo che i loro casi non rientravano tra quelli analizzati, anche perché di tornado senza vittime – e per fortuna – ce ne sono ogni anno in quasi tutte le regioni d’Italia.

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