
I centri di calcolo mondiali si stanno un po’ tutti allineando nel prospettare un prossimo periodo – non nell’immediato, ma tra una settimana circa – all’insegna di una configurazione barica, sullo scacchiere euro-atlantico, di tipo spiccatamente invernale. Questa possibile evoluzione l’abbiamo in qualche modo già prospettata in precedenti analisi sul lungo periodo, ma vogliamo tornare a soffermarci su di essa, oltre che perché confermata giorno dopo giorno dai modelli matematici, anche perché, evidentemente e qualora si realizzasse, costituirebbe senz’altro una rarità dato il periodo stagionale. Dunque, di che cosa si tratterebbe? Nella sostanza, il quadro evolutivo, in particolare del modello europeo ECMWF, propenderebbe, sulla base degli ultimissimi forecast riguardanti la circolazione in alta atmosfera, nella Stratosfera, addirittura per uno split del Vortice Polare Stratosferico. Di questi tempi il vortice, mediamente, dovrebbe dare il massimo di sé, in termini di compattezza intorno al Circolo Polare e di conseguente forza zonale, incentivando una circolazione oceanica umida, mite e piovosa su buona parte dell’Europa e anche del Mediterraneo.
Invece, i calcolatori stanno proiettando configurazioni in alta quota tutt’altro che del tipo descritto: come visibile dalla prima immagine interna, quella sotto, che simula lo stato del Vortice Polare Stratosferico nel corso della prima settimana di Novembre, esso viene prospettato addirittura splittato, con un’area di alta pressione proprio al centro del Circolo Polare e due lobi vorticosi ben separati: uno più intenso tra il Canada e i settori sub-groenlandesi, l’altro tra la Russia e i settori centro-asiatici, quest’ultimo con influenza verso l’Europa orientale e sud-orientale e anche verso il Mediterraneo. Un Vortice Polare così splittato sarebbe una roba da pieno inverno, difficilmente riscontrabile in autunno, per di più in una fase ancora precoce della stagione.

Venti zonali in frenata e blocco atlantico
Sta di fatto che il modello europeo si ostina a proporre come possibile questa azione di forte crisi del Vortice Polare, per di più non solo alle medie quote della Stratosfera, ma anche ai livelli più bassi. Questa ipotesi evolutiva è supportata anche dall’andamento stimato dei venti zonali, sempre a quelle quote stratosferiche: la seconda immagine interna, quella sotto, evidenzia in effetti un forte rallentamento del flusso zonale, a partire dai prossimi giorni e con maggiore esasperazione intorno alla fine della prima decade di Novembre. Insomma, un quadro che, alle medie e alte quote, depone per potenziali azioni fredde verso le latitudini medio-basse, complice un blocco atlantico piuttosto centrale rispetto al continente europeo e anche mediamente alto.
Questa configurazione del VPS in alta atmosfera, quand’anche si realizzasse, non sempre depone per un’azione meridiana e continentale anche verso l’Italia. Tuttavia, stando alle ultime simulazioni, anche del calcolo deterministico a 500 hPa, i modelli che analizzano la media e bassa troposfera concordano in qualche modo con l’assetto alle quote superiori e, dunque, continuano a prospettare manovre bariche tipicamente invernali nel corso della prima decade del prossimo Novembre, incidenti anche sul Mediterraneo centro-orientale e sull’Italia, alla stregua della manovra rappresentata nell’immagine di copertina.

Quante probabilità e quali regioni più esposte
In definitiva, il quadro complessivo, analizzato un po’ a tutte le quote, depone per una prima settimana, o anche decade, di Novembre verosimilmente con circolazione di stampo invernale. Quante probabilità ci sono, allo stato attuale, che ciò accada? Diremmo 40/50%, e in crescita. Inizierebbero quindi a farsi concrete le possibilità di avere una prima parte di Novembre con temperature inferiori alla norma, piogge ricorrenti su alcuni settori e, soprattutto, freddo su altrettanti.
Qualora dovesse realizzarsi questa ipotesi, quali sarebbero le aree dove potrebbe manifestarsi di più l’aspetto freddo e simil-invernale? Con le ipotesi sul campo, le regioni del medio e basso Adriatico e quelle meridionali in genere sarebbero le più esposte, quindi con piogge più abbondanti e un freddo più marcato. Mediamente il freddo si sentirebbe anche sul resto dell’Italia, tuttavia in forma più asciutta e magari soprattutto durante la notte e al mattino, per via delle inversioni termiche. Quanto alle piogge, e sempre stando al quadro attuale, potrebbero risultare scarse e anche sotto norma sulle regioni settentrionali e su buona parte di quelle tirreniche, mentre potrebbero presentarsi nella norma, o talora anche un po’ sopra, sulle aree del medio-basso Adriatico e su quelle meridionali.
Il rischio di neve a bassa quota
Ci sarebbe, infine, il rischio di neve bassa precoce? A questa domanda è più difficile rispondere. Per quanto possa trattarsi di un’azione tipicamente invernale, bisognerebbe pur sempre computare il periodo ancora dichiaratamente autunnale, per cui le temperature potrebbero non raggiungere valori sufficientemente freddi da portare nevicate a quote relativamente basse. In un quadro del genere, ipotizzare fiocchi fino a 1000/1200 metri in Appennino non sarebbe fuori luogo, e non sarebbero nemmeno escluse comparse di neve anche sotto i 1000 metri, qualora la configurazione continentale dovesse esasperarsi. Non riteniamo, comunque, che possa trattarsi di eventi nevosi fino in pianura, né tantomeno di freddo importante, quanto piuttosto di freddo moderato, almeno con i dati attuali.

