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Gli alleati delle ondate di freddo invernale ll
Gli alleati delle ondate di freddo invernale

NAO negativa e blocco scandinavo: l’accoppiata che può riportare freddo e neve in Italia

NAO negativa (North Atlantic Oscillation, fase negativa)

Nella stagione invernale assume un’importanza enorme un indice chiamato NAO (North Atlantic Oscillation) quando si trova in fase negativa. Si tratta di un gradiente di pressione atmosferica tra l’Anticiclone delle Azzorre e la Bassa d’Islanda: quando questo si indebolisce, i venti da ovest si attenuano sull’Atlantico, mentre una situazione tendenzialmente di maltempo si presenta a partire dalla Penisola Iberica verso il Mar Mediterraneo. La NAO negativa è quindi estremamente importante per fare previsioni meteorologiche a lungo termine, soprattutto quando si possono analizzare questi indici anche oltre i 15 giorni di validità, tenuto conto che anch’essi, nel caso delle previsioni, sono prodotti dai modelli matematici e quindi possono essere mutevoli. La NAO negativa può favorire una situazione chiamata di blocco, o blocking, sulla Groenlandia, che può avere conseguenze soprattutto nella stagione invernale. Queste conseguenze si traducono generalmente in temperature più fredde su gran parte dell’Europa centro-settentrionale, con il rischio anche di ondate di freddo e con precipitazioni inferiori alla media, mentre quelle superiori alla media si registrano nel Sud Europa, e parliamo del Mediterraneo. La maggior probabilità di episodi di freddo, soprattutto in inverno, si ha proprio quando si instaura una condizione di blocking.

 

Blocco scandinavo (Scandinavian Blocking / pattern SCA positivo)

Una situazione favorevole al freddo dalle nostre parti è il blocco scandinavo, che in letteratura compare con diverse sigle (Scandinavian Blocking, SCA o SCAND+). È un pattern, cioè una condizione di alta pressione persistente centrata sulla Penisola Scandinava, che spesso si estende anche sulla Russia europea fino agli Urali. Si manifesta come un anticiclone quasi stazionario che devia il flusso zonale e favorisce i flussi orientali o da nord-nord-est sull’Europa centrale, addirittura fino all’Italia. Ecco, sono proprio queste le condizioni che in questi anni stanno mancando, perché il freddo in Italia non è detto che debba arrivare per le mille motivazioni che si narrano, come un forte Stratwarming oppure un indebolimento eccessivo del Vortice Polare, anche se effettivamente queste condizioni sono poi estremamente favorevoli.

 

Relazione tra NAO negativa e blocco scandinavo

Alla domanda se esiste una relazione tra NAO negativa e blocco scandinavo, c’è da dire che le due condizioni, o pattern, sono distinte fra loro, però interagiscono quando si verificano in contemporanea. La NAO negativa crea condizioni di blocco del flusso atlantico e favorisce la formazione dell’alta pressione scandinava. Il blocco scandinavo, nello stesso tempo, spinge aria fredda verso l’Europa centrale e a volte anche verso l’Italia, mentre la NAO negativa genera precipitazioni sul Mediterraneo che, associate all’aria fredda, favoriscono le nevicate a quote basse.

 

Legami con l’amplificazione artica e il ghiaccio marino

Il basso ghiaccio marino autunnale nel Mare di Barents-Kara è statisticamente associato a una maggiore frequenza di NAO negativa e di blocking groenlandese, oltre che scandinavo, nei mesi invernali successivi. Anzi, questa situazione è da tenere d’occhio per intercettare possibili condizioni favorevoli a quella serie di episodi di meteo freddo, anche con nevicate in grado di raggiungere l’Italia, di cui abbiamo parlato prima a proposito di NAO e blocco scandinavo. I meccanismi dell’Amplificazione Artica, però, sono abbastanza complessi. Si tratta praticamente di una differenza di calore tra le aree artiche e quelle calde comprese tra i Tropici e la fascia equatoriale. Questo va a generare una situazione ondulatoria a livello planetario che indebolisce il Vortice Polare e, quando il Vortice Polare tende a indebolirsi, aiuta notevolmente la NAO a diventare negativa nelle settimane e nei periodi successivi. Tutto questo però non è lineare, nel senso che la presenza dell’Amplificazione Artica non garantisce che il Vortice Polare venga indebolito. Le cose sono abbastanza indipendenti, ma allo stesso tempo vengono fortemente influenzate da questo fenomeno, di cui abbiamo parlato numerose volte. Abbiamo detto, ad esempio, che l’Amplificazione Artica ha probabilmente dato origine alle ondate di gelo e alle nevicate che si sono avute sul Nord America, con la neve giunta fino al Golfo del Messico, e probabilmente anche al grande freddo che lo scorso inverno ha colpito la Scandinavia, la Russia più occidentale e poi la Germania e la Polonia, dove si sono formate ampie aree di ghiaccio sul Mare del Nord.

 

Effetti combinati sull’Europa (con particolare attenzione a novembre-dicembre)

Tutti questi effetti, combinati insieme, vanno a creare condizioni atmosferiche in Europa che, devo dire, mancano da tempo. A volte si verifica una condizione e non l’altra, cioè la NAO negativa ma non il blocco scandinavo; altre volte si crea il blocco scandinavo, che addirittura si espande poi verso l’Italia, ma senza precipitazioni e con periodi di freddo secco. Lo scorso inverno, ad esempio, abbiamo avuto una fase abbastanza fredda al Nord Italia, con numerose gelate.

 

Incertezze e limiti attuali

Sugli schemi che vi abbiamo descritto, soprattutto per quanto riguarda il loro esordio, non tutti gli scienziati sono concordi, anche se esistono numerosissimi studi in merito. Viene trattata sempre più spesso l’Amplificazione Artica, perché sembra essere la responsabile, nel Nord America, di queste violente ondate di gelo improvvise. Il settore orientale degli Stati Uniti, a est delle Montagne Rocciose, è solitamente investito da ondate di freddo, anche perché estremamente facilitato dal tipo di correnti e dalla geografia, cosa che in Europa non c’è, ma l’intensità raggiunta da queste ondate di freddo è eccezionale e si parla addirittura di situazioni da record. Siccome viviamo in un mondo dove c’è il Riscaldamento Globale, tutto questo fa estremamente notizia. Nell’inverno trascorso si sono avute nevicate molto abbondanti anche a New York, cosa che nel 2024 e nel 2025 non si era verificata, mentre nel 2026 ci sono state e sono state davvero molto intense. A gennaio 2025 la neve era caduta nel nord della Florida, quasi alle porte di Miami, anche in grossa quantità, e in diverse città del Golfo del Messico aveva nevicato con temperature di svariati gradi sotto lo zero, in zone dove di giorno, in pieno inverno, la temperatura supera mediamente e decisamente i 20°C. Questo fa capire l’intensità e l’entità dell’aria fredda che riesce a spingersi così a sud.

 

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