Seguici su Google

Copia di BOMBE DI GRANDINE 1600 x 900 px 2026 10 03T124554.452

Chi mastica un po’ di meteorologia e legge i nostri articoli, oppure guarda le mappe per conto proprio, nota una cosa molto strana in questo periodo: nelle proiezioni meteo a lungo termine i modelli numerici fiutano spesso condizioni piuttosto estreme. Qualche esempio? Vortici profondi, cicloni mediterranei, freddo precoce e così via. Si tratta indubbiamente di configurazioni capaci di attirare l’attenzione, soprattutto di chi ama la stagione fredda, ma che, nella maggior parte dei casi, vengono ridimensionate o addirittura rimosse del tutto nelle emissioni successive.

Ma perché accade?

Sicuramente molti di voi si faranno questa domanda. Si tratta di un limite dei modelli, di un effetto del Cambiamento Climatico o di una difficoltà intrinseca nel prevedere l’evoluzione di un’atmosfera apparentemente stabile? Le risposte sono diverse.

La prima spiegazione è di natura matematica. L’atmosfera è infatti un sistema caotico, governato da equazioni non lineari (le celebri equazioni di Navier-Stokes), nelle quali anche piccolissime variazioni delle condizioni iniziali possono produrre, a distanza per esempio di una decina di giorni, effetti completamente diversi.

Chi ci segue sa che ci basiamo quasi sempre su due modelli principali, ovvero GFS ed ECMWF, che elaborano una quantità enorme di dati provenienti da satelliti, stazioni meteo, radiosondaggi e altre osservazioni. Attenzione, però: lo stato iniziale dell’atmosfera non si può mai considerare privo di errori.

Una minima differenza nella temperatura, nella pressione o nella direzione del vento può quindi amplificarsi progressivamente. Per questo motivo le previsioni a lungo termine devono essere considerate come tendenze generali e non come certezze.

Utilizziamo gli ensemble

Per chi non lo sapesse, gli ensemble sono insiemi di numerose simulazioni effettuate partendo da condizioni iniziali leggermente differenti. Un modello fa partire una ventina di scenari estremamente simili nei dati di partenza, ma con qualche piccola differenza, per vedere come si propaga l’errore nel corso delle giornate.

Se molti scenari convergono verso una stessa soluzione, aumenta la fiducia nella previsione. Viceversa, quando soltanto una singola emissione propone un ciclone molto intenso, oppure una botta artica improvvisa, mentre le altre non vedono nulla, vuol dire che è davvero difficile che quella previsione si verifichi.

Vogliamo dire una cosa importante. Se un’uscita viene poi “cancellata”, non significa affatto che il modello abbia “sbagliato”: significa che quella soluzione era una delle possibilità matematicamente compatibili con i dati disponibili, ma talmente poco probabile che alla fine non si sarebbe mai verificata.

Il problema della persistenza

C’è poi un aspetto che spesso viene sottovalutato. Esistono strutture meteorologiche, come i potenti anticicloni africani, estremamente difficili da scardinare. I modelli vedono una reale possibilità di cambio di pattern, ma spesso non fanno i conti con la loro potenza, e così il peggioramento viene continuamente rimandato.

Un esempio? Sulla carta un anticiclone molto robusto può indebolirsi quando un modello intercetta un piccolo disturbo nelle correnti atmosferiche. Nelle elaborazioni successive è probabile che quel disturbo perda importanza e che la struttura anticiclonica risulti nuovamente più solida, paradossalmente più forte di prima: il peggioramento viene così rimandato di diversi giorni, esattamente come successo in queste primissime giornate di ottobre.

Concludiamo dicendo che…

La meteorologia è una scienza che ha fatto passi in avanti incredibili negli ultimi anni. Chi ha qualche annetto sulle spalle ricorda benissimo che, negli anni Settanta, vedere il maltempo in anticipo era qualcosa di fattibile solo a due o tre giorni, mentre era pressoché impossibile fare una previsione meteo oltre i 5 giorni. Oggi invece, soprattutto nel caso di anticicloni estivi, si può arrivare anche oltre i 10.

C’è poi davvero una cosa da dire: molti utenti sono stufi di questo pattern e vogliono l’arrivo dell’autunno, ed è come se si ancorassero a qualunque scenario possibile, purché arrivino finalmente le tanto sospirate piogge. C’è quindi un fattore personale: quando vogliamo a tutti i costi qualcosa, ci appoggiamo a qualunque cosa affinché la situazione cambi, ma non è affatto detto che sia il metodo scientifico corretto. La modalità giusta, pertanto, è quella di osservare se i modelli meteo continuano a confermare il maltempo, giorno dopo giorno, con l’avvicinarsi della data prescelta.

 

Seguici su Google