Nubifragio storico su Barcellona
Le alluvioni sono reali ed eccezionali. I 20 chilometri di altezza attribuiti dai quotiudiani spagnoli alle nubi che si sono sviluppate nell’area di Barcellona, invece, non risultano da nessuna fonte ufficiale. Sono anche incompatibili con la quota della tropopausa a queste latitudini. La tropopausa è il “tetto” della parte di atmosfera in cui nascono i temporali.
Nella notte tra sabato 3 e domenica 4 ottobre un sistema convettivo di mesoscala si è rigenerato per ore sul Mediterraneo davanti alla Catalogna. Si tratta di un grande gruppo di temporali organizzati che si alimentano a vicenda. Non si è formato un Medicane, cioè un ciclone mediterraneo con caratteristiche simili a un uragano, anche se il Servei Meteorològic de Catalunya (Meteocat) aveva avvertito del rischio di un “mini-uragano”. Queste affermazioni non sono affatto rassicuranti, anche perché i servizi meteo esteri, a differenza di quelli ufficiali italiani, spingono in modo netto la previsione anche con termini che in Italia non vengono utilizzati
Al suolo l’effetto è stato quello di una fabbrica di temporali. Fino a mezzanotte Meteocat ha misurato 190,8 millimetri a Barcelona-El Raval e 170,3 millimetri a Zona Universitària. Un millimetro di pioggia equivale a un litro d’acqua su ogni metro quadrato. La stazione di Can Bruixa ha poi raggiunto 213 millimetri in 24 ore: per la prima volta una stazione ufficiale di Barcellona ha superato i 200 millimetri in un giorno. A Vilassar de Mar si sono toccati 288 millimetri, a Mataró e Granollers circa 240-250 millimetri.
Il fiume Besòs è salito rapidamente e la metropolitana è stata allagata, anche le autostrade, a a tratti erano impraticabili. Vari treni sono stati sospesi e l’aeroporto di El Prat ha avuto centinaia di voli cancellati. Ci sono state almeno due vittime. Questo articolo non intende essere uno di cronaca, ma descrive gli eventi meteo estremi che spesso vediamo nel Mediterraneo occidentale e che poi succedono da noi. Non è che si vuol fare allarmismo, ma quello che sta accadendo come intensità e ripetitività degli eventi meteo estremi, non è rassicurante per varie aree d’Italia.
Cosa mostra davvero la foto satellitare
La foto satellitare è coerente con questo quadro. Lo scudo di nubi chiaro e compatto è l’incudine del sistema, cioè la parte più alta e fredda del temporale. Quando la nube arriva al suo limite, si allarga in orizzontale come il piano di un’incudine. Sul mare tra la costa catalana e le Baleari le nubi formano una curva ciclonica: ruotano in senso antiorario attorno a un centro.
Il bianco intenso indica che le cime delle nubi sono molto fredde e quindi alte, ma non è una misura di 20 chilometri. In queste immagini il satellite rileva la temperatura delle cime, non la loro altezza. La macchia più scura al centro è una zona un po’ più calda o meno spessa. Non prova l’esistenza di una torre temporalesca da record.
Quanto possono salire le nubi sul Mediterraneo
A circa 41° di latitudine nord, all’inizio di ottobre, la tropopausa si trova in genere tra 11 e 13 chilometri. È il confine tra la troposfera, dove si formano i fenomeni meteo, e la stratosfera, uno strato più stabile che fa da coperchio ai temporali. I cumulonembi del Mediterraneo, cioè le grandi nubi temporalesche, arrivano spesso a 10-14 chilometri.
Le cime più forti riescono a “bucare” questo coperchio. Si chiamano overshooting top e di solito lo superano di 1-3 chilometri. Alcuni studi sul Mediterraneo hanno usato il satellite CloudSat e i sensori a microonde AMSU/MHS. Secondo questi studi, gli overshooting top si fermano intorno ai 10-12,5 chilometri, con la tropopausa locale spesso tra 10,5 e 12 chilometri. L’atlante delle nubi dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale indica che un cumulonembo supera raramente i 15 chilometri di altezza. Per questo episodio, quindi, il valore massimo plausibile è di circa 13-16 chilometri sulle torri più violente, non 20.
Dove le nubi arrivano davvero a 20 chilometri
I 20 chilometri esistono, ma in altre zone del mondo. Il record di temperatura più alta sulla cima di una nube risale al 29 dicembre 2018, nel Pacifico occidentale tropicale, circa 400 chilometri a sud di Nauru. Il sensore VIIRS del satellite NOAA-20 ha misurato -111,2°C, con una quota stimata oltre i 20,5 chilometri (Proud e Bachmeier, Geophysical Research Letters, 2021). Ai tropici, però, la tropopausa si trova già a 16-18 chilometri, e anche lì quello sconfinamento è stato eccezionale.
Sugli Stati Uniti lo studio di Cooney e collaboratori (2018) ha analizzato dieci anni di dati radar. Ha trovato echi di precipitazione oltre i 23 chilometri, con una mediana degli overshooting top intorno ai 15-16 chilometri. Sono però echi radar di temporali estivi sul continente americano, non l’altezza dell’incudine vista dal satellite sul Mediterraneo. La campagna di misure DCOTSS ha poi osservato umidità portata nella stratosfera dai temporali delle medie latitudini fino a circa 19,25 chilometri. Anche questo è un caso estremo, e non europeo.
Insomma
In sintesi, le piogge di queste ore sono tra le più intense mai misurate a Barcellona. Lo scudo di nubi della foto appartiene a un sistema temporalesco molto profondo. I 20 chilometri, però, sono un valore da tropici o da casi radar eccezionali, non un’altezza credibile per le nubi di questo temporale.
Credit
- University of Oxford, Department of Physics: Coldest recorded cloud temperature measured by satellite
- SSEC, University of Wisconsin-Madison: Coldest cloud temps recorded by weather satellite
- Eos (AGU): Continental convection reaches new highs, su Cooney et al. 2018
- WMO International Cloud Atlas: Cumulonimbus
- American Meteorological Society, Glossary of Meteorology: Overshooting top