
Gennaio 1985, quando la Toscana sembrò la pianura russa
Nel gennaio 1985 le pianure della Toscana scesero, per qualche notte, su valori che di solito si associano alla pianura russa. All’aeroporto di Firenze Peretola il 12 gennaio si toccarono -23,2°C, ad Arezzo Molin Bianco l’11 gennaio si arrivò a -20,2°C, a Pisa San Giusto si restò intorno ai -14°C, e l’Arno gelò in più tratti. Non fu un errore del termometro, ma il risultato di una configurazione rara che i meteorologi ricostruiscono ancora oggi a partire dai dati del Servizio Meteorologico e degli osservatori storici.
Lo Stratwarming che aprì la porta al gelo
Tutto partì a fine dicembre 1984, quando un forte Stratwarming, cioè un riscaldamento improvviso della stratosfera sopra la Groenlandia, spezzò il Vortice Polare, la circolazione di venti che d’inverno tiene chiusa l’aria gelida sull’Artico. Al posto del vortice si formò un’alta pressione allungata dal Nord Atlantico verso il Polo, e l’aria artica del Mare di Kara, poi rinforzata dal serbatoio gelido della Siberia, scivolò verso sud senza ostacoli. Entrò nel Mediterraneo prima dalla Valle del Rodano, poi anche da nord-est, e la Toscana si trovò proprio sulla traiettoria. A circa 1.500 metri le temperature erano già sui -15/-16°C, ma il crollo vero avvenne al suolo nei giorni successivi alle nevicate, quando il cielo si aprì.
Neve e cielo sereno, la trappola dell’Inversione Termica
La neve fresca riflette quasi tutta la luce del sole e di notte il terreno perde calore per irraggiamento senza che nulla lo trattenga. Nelle conche e nelle pianure, con vento quasi assente, l’aria fredda si accumula in basso e resta lì: è l’Inversione Termica, e spiega perché Peretola, fuori città e in zona piatta, fece -23,2°C mentre l’Osservatorio Ximeniano, nel centro di Firenze, si fermò intorno ai -11°C. Lo stesso meccanismo, su scala più piccola, si osserva ogni inverno nelle valli dell’Appennino, solo che nel 1985 la massa d’aria di partenza era già eccezionale e il manto nevoso durò abbastanza da amplificarne gli effetti per più notti di fila.
I precedenti del 1929 e del 1956
Non era la prima volta. Nel febbraio 1929 un anticiclone russo-siberiano portò giornate di ghiaccio consecutive e il fiume si ghiacciò da Arezzo fino a Pisa, con minime in pianura ben sotto i -10°C e circa -10,5°C all’Osservatorio Ximeniano. Nel febbraio 1956 un’altra irruzione dalla Russia, stavolta senza un vero Stratwarming, lasciò Firenze Peretola a -11,4°C e Pisa intorno ai -13°C, con l’Arno di nuovo stretto dal ghiaccio a tratti. Il 1985 resta il più freddo dell’epoca delle misure moderne in molte stazioni toscane di pianura, ma rientra nella stessa famiglia di eventi: un blocco delle correnti atlantiche, un corridoio aperto verso est, e poi il suolo innevato che fa il resto. Sono episodi rari, documentati, e non richiedono spiegazioni diverse da quelle della dinamica dell’atmosfera.
Vortice Polare e Inversione Termica, due ruoli distinti
Il Vortice Polare nasce dal forte contrasto termico tra l’Artico e le medie latitudini: è una corrente occidentale che, a decine di chilometri di quota nella stratosfera, ruota in senso antiorario attorno al Polo Nord. Finché resta compatto e veloce, sull’Europa scorrono soprattutto le correnti atlantiche, miti e umide. Quando rallenta, si deforma o si divide in due lobi, l’alta pressione guadagna latitudine e l’aria artica scende lungo il suo fianco: non è il polo a spostarsi, è il recinto che si apre. Nel 1985 uno dei lobi si orientò verso la Russia e l’Europa.
L’Inversione Termica agisce invece molto più in basso, negli ultimi cento o duecento metri sopra il suolo. Di norma la temperatura cala salendo di quota; nelle notti serene e senza vento il profilo si capovolge, perché l’aria raffreddata dal terreno, più densa, resta incollata al fondovalle mentre pochi metri più su si mantiene meno fredda. La città, più calda (isola di calore urbano) sfugge in buona parte a questo strato gelido che in tal caso fu davvero estremo, accentuando ben più rispetto al solito le differenze tra stazioni urbane e quella dell’aeroporto.

