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Uragano Isaias

 

Isaias diventa il primo uragano del 2026 nel Golfo del Messico: El Niño ha frenato l’Atlantico fino a Ottobre

Isaias diventa uragano nel Golfo del Messico, il primo della stagione 2026

Nella notte fra il 7 e l’8 ottobre gli aerei cacciatori di uragani dell’Aeronautica americana, quelli che entrano nella tempesta e sganciano le sonde, hanno misurato dentro Isaias venti sostenuti intorno ai 120 chilometri all’ora, e il National Hurricane Center della NOAA lo ha classificato uragano di categoria 1, il primo dell’intera stagione atlantica 2026. Il sistema si trova nel Golfo del Messico, a circa 290 chilometri a nord-ovest di Progreso, in Messico, e a oltre 700 chilometri a sud-sud-ovest della foce del Mississippi; si muove lentamente verso est-nord-est, a una quindicina di chilometri all’ora, con la pressione al centro scesa a 981 millibar. Le immagini satellitari di CSU/CIRA e NOAA mostrano il nucleo che si è organizzato proprio lì, sulle acque del Golfo.

 

Che cos’è un uragano e cosa indica la categoria 1

Un uragano, detto in modo semplice, è un ciclone tropicale che ha superato la soglia dei 119 chilometri all’ora di vento medio: sotto quel limite resta una tempesta tropicale, sopra diventa uragano, e la categoria dice soltanto quanto è forte il vento, non quanto è estesa la tempesta né quanta pioggia porta. Isaias per ora è appena oltre quel valore, con i venti da uragano concentrati entro una quarantina di chilometri dal centro, mentre quelli da tempesta tropicale si spingono un po’ più lontano. I previsori si aspettano che possa rinforzarsi ancora finché resta sul mare caldo, per poi avvicinarsi alla costa settentrionale del Golfo, tra Mississippi e Florida, fra venerdì notte e sabato.

 

El Niño ha bloccato la formazione di uragani in Atlantico, fatto non trascurabile

Che la stagione sia rimasta così tranquilla non è un caso: nel Pacifico equatoriale è in corso un El Niño forte, cioè una fase in cui quella fascia di oceano è più calda del normale, e questo sposta piogge e correnti d’aria su scala planetaria. Sull’Atlantico tropicale il risultato, come spiegano i ricercatori della Florida State University e il Climate Prediction Center della NOAA, è un aumento del wind shear verticale: il vento cambia velocità e direzione salendo di quota, e una tempesta giovane, che in pratica è una torre di temporali che cerca di organizzarsi, viene inclinata e smontata prima di diventare un ciclone robusto. Per mesi questo freno ha funzionato, tanto che fino a fine settembre non si era formato nemmeno un uragano. Nel Golfo, però, a ottobre l’acqua è ancora calda e lo shear locale è stato abbastanza debole da lasciare spazio a Isaias, che è un promemoria utile più che un’eccezione drammatica: una stagione sotto la media non significa rischio zero, soprattutto a ridosso della costa, dove bastano poche decine di ore sopra un mare caldo anche per innescare una tempesta tropicale con piogge alluvionali, specie in Florida e per le città del Golfo del Messico.

 

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