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Rappresentazione grafica dei tornado di Marsala e i danni gh
Rappresentazione grafica dei tornado di Marsala e i danni

 

Due trombe marine diventano tornado tra Marsala e Petrosino, un vortice anche nel Salento

Il 9 ottobre 2026 due trombe marine si sono formate davanti al porto di Marsala, in Sicilia, e hanno raggiunto la terraferma tra Marsala e Petrosino. Hanno danneggiato case, ribaltato auto, colpito una scuola e ferito diverse persone, tra cui alcuni bambini. Nello stesso giorno un altro vortice ha interessato il Salento. In Italia li chiamiamo trombe d’aria, ma sono a tutti gli effetti tornado: un vortice d’aria in rotazione violenta che parte dalla base di un temporale e tocca il suolo (o il mare). Chiamarli trombe d’aria non li rende meno intensi.

 

Dal 1851 al Montello: i precedenti storici

Questi fenomeni non sono una novità assoluta per il nostro Paese. Nel corso della storia si sono verificati eventi catastrofici, con danni enormi e, in alcuni casi, centinaia di vittime. Uno dei più citati è quello del dicembre 1851 nella Sicilia occidentale, nei pressi di Marsala, per il quale le stime parlano di molte centinaia di morti, anche se gli studiosi segnalano che non è del tutto chiaro quanto fosse dovuto al solo vortice e quanto alla tempesta nel suo complesso. Un altro evento molto studiato è quello del 24 luglio 1930 sul Montello, in Veneto: un percorso di decine di chilometri, danni estremi (chiese ed edifici solidi distrutti), una classificazione tra i tornado più intensi d’Europa (IF5 secondo le revisioni dell’European Severe Storms Laboratory) e 23 morti. Episodi del genere hanno tempi di ritorno molto lunghi: sono rari, anche se documentati da secoli.

 

Perché il Mediterraneo caldo alimenta i temporali più violenti

Il fatto che possano colpire l’Italia non è una sorpresa. Questi vortici si formano soprattutto in presenza di forte instabilità atmosferica, con aria calda e umida nei bassi strati e aria più fredda in quota. Un mare con temperature superficiali ben sopra la media fornisce più energia e umidità ai sistemi temporaleschi. L’Estate 2026 è stata la più calda mai registrata per le temperature superficiali del Mar Mediterraneo secondo i dati del Copernicus Marine Service, e questo ha contribuito a rendere più vigorosi i temporali autunnali. Non significa che ogni mare caldo produca un tornado, ma dà una spinta in più ai fenomeni convettivi intensi.

 

Cos’è davvero un Medicane

In questi giorni qualcuno ha collegato quanto accaduto a Marsala con i Medicane. Si tratta però di due cose diverse. Un Medicane (o ciclone simil-tropicale mediterraneo) è un sistema di bassa pressione di scala molto più grande: un ciclone a mesoscala che si sviluppa sul Mar Mediterraneo e mostra caratteristiche simili a quelle di un ciclone tropicale. Secondo la definizione proposta dalla comunità scientifica (Miglietta e colleghi, Bulletin of the American Meteorological Society, 2025), ha un nucleo caldo che si estende fino all’alta troposfera, un “occhio” centrale quasi privo di vento, bande nuvolose spiraliformi e una circolazione dei venti quasi simmetrica, con i massimi a poche decine di chilometri dal centro. Può durare da alcune ore a un paio di giorni, interessa aree di decine o qualche centinaio di chilometri e si alimenta in buona parte grazie all’interazione tra l’atmosfera e il calore del mare (anche se non sempre secondo lo stesso meccanismo dei cicloni tropicali puri).

 

Il tornado, un fenomeno locale e di breve durata

Il tornado, invece, è un fenomeno locale: ha un diametro tipicamente di decine o poche centinaia di metri, una vita breve (minuti o al massimo qualche decina di minuti) e un percorso limitato. Nasce all’interno di un singolo temporale (spesso una supercella o un sistema convettivo), non è un ciclone a sé stante e i suoi venti fortissimi sono concentrati in una striscia stretta. Tromba marina e tromba d’aria sono soltanto i nomi che usiamo quando si forma in mare o sulla terraferma: dal punto di vista scientifico è sempre un tornado.

 

Scala, durata e struttura: le differenze che contano

In sintesi, entrambi possono essere pericolosi e il mare caldo può creare condizioni favorevoli a temporali intensi o a certi cicloni, ma scala, durata, struttura e meccanismi di formazione sono diversi. Confonderli non aiuta a capire cosa sta succedendo né a valutare i rischi in modo realistico. L’Italia ha già visto tornado di intensità elevata in passato: restano eventi rari, ma non impossibili quando l’atmosfera è particolarmente instabile.

 

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