
Cloudburst, cos’è il nubifragio estremo
Cloudburst è un termine anglosassone, ci mancherebbe altro: in Italia non siamo in grado di creare termini nostri, eppure abbiamo una delle lingue più antiche del mondo, ma vabbè, così va il mondo. Che cos’è esattamente questo fenomeno? È una parola inglese che significa letteralmente scoppio della nube o esplosione della nuvola, e pensate un po’, anche in questo caso si usa un termine che ha una certa familiarità con uno osteggiato al massimo da noi, la famosa bomba d’acqua. Il significato meteorologico è quello di una pioggia improvvisa, molto intensa e localizzata, particolarmente violenta.
Dall’India al Mar Mediterraneo
Il termine nasce in India per poi estendersi ad altri Paesi del mondo. In India, purtroppo, questi fenomeni sono molto frequenti nella stagione dei monsoni, e si parla di Cloudburst quando cadono in un’ora almeno 100 millimetri di pioggia su un’area ristretta di circa 20-30 chilometri quadrati, come accade periodicamente anche tra India e Pakistan. Siamo insomma vicini a quei fenomeni che stiamo osservando in questi giorni anche in Italia e nel Mar Mediterraneo: nella stazione meteo di Solenzara, ad esempio, in Corsica, nella giornata di martedì 20 sono caduti oltre 500 millimetri di pioggia in un giorno, con picchi superiori ai 150 millimetri in un’ora, ed è chiaro che questa situazione non rientra più in quella di un semplice nubifragio.
Fenomeni meteorologici analoghi si sono verificati anche in Liguria, ma li abbiamo già visti in varie altre località anche in passato, anche a settembre, e mi ricordo addirittura un fenomeno violentissimo avvenuto sulla costa friulana, nella zona di Grado, per dire che questi eventi atmosferici sono divenuti comuni nel Mar Mediterraneo.
Valencia, più pioggia in poche ore che in un anno
L’altro ieri un nubifragio incredibile ha interessato un’area vicino a Valencia, in Spagna, dove sono caduti in poche ore addirittura 600 millimetri di pioggia, di cui ben oltre 100 millimetri in un’ora, in una zona dove le precipitazioni annue sono inferiori ai 500 millimetri: sostanzialmente è caduta più pioggia in poche ore che in dodici mesi, e non a caso quell’area è ormai un vero laboratorio del cambiamento meteo-climatico.
Perché il Mar Mediterraneo caldo li alimenta
Sono fenomeni veramente esplosivi, e si spiegano così: il Mar Mediterraneo è molto caldo e bastano quei pochi gradi in più rispetto alla media perché, quando giunge una perturbazione, un’area di instabilità atmosferica o un vento da est, come in questo caso, che va a spingere le nubi contro i rilievi vicini al mare, si generino queste precipitazioni spaventose, perché non possiamo definirle diversamente. Spesso il motore è un temporale autorigenerante, che continua a scaricare acqua sullo stesso punto per ore.
Le aree d’Italia più a rischio
Nel Nord Italia, come al Sud e nelle Isole, abbiamo diverse aree che periodicamente vedono precipitazioni fortissime. Non parliamo dei 600 millimetri, accumuli davvero esagerati che osserviamo soprattutto in Liguria e, ultimamente ben più spesso, in Sicilia orientale, ma le zone a rischio sono comunque varie: la Calabria, soprattutto quella ionica, la Sardegna orientale e, in primis, la Liguria. Ci sono poi altre località che possono ricevere precipitazioni molto localizzate, definite alluvioni lampo o con altri termini, ma in realtà il termine anglosassone corretto è Cloudburst.
Un termine destinato a entrare nel linguaggio comune
Insomma, oggi abbiamo cercato di spiegare un ulteriore termine che pian piano entrerà nel linguaggio comune, quantomeno in quello ufficiale in ambito meteorologico, perché questi fenomeni si stanno verificando anche dalle nostre parti e chiamarli semplicemente nubifragio o alluvione lampo forse non è ideale. Potremmo chiamarli proprio con questo termine, visto e considerato tutto il caos che consegue a precipitazioni così violente concentrate in tempi così stretti, precipitazioni tra l’altro ormai ben documentate alle latitudini medie anche in altre parti del mondo, dal Giappone alla Cina, dagli Stati Uniti d’America al Sudamerica, parliamo di Uruguay e Argentina, così come in Australia, aree che nulla hanno a che fare con il monsone indiano da cui questo termine ha preso origine.
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