
Da generazioni, ogni autunno, in tante case d’Italia si ripete lo stesso rituale: basta uno spiffero, un’uscita di corsa da una stanza calda o una camicia lasciata aperta e qualcuno ti predice un’influenza fulminante, il famoso colpo d’aria che le nonne conoscono a memoria. Dall’altra parte c’è chi ripete con la stessa sicurezza che il freddo non fa ammalare e che contano solo i virus, e a dirla tutta nessuna delle due versioni regge fino in fondo, perché il freddo virus non ne porta ma cambia parecchio il modo in cui il naso si difende. Con il primo vero calo termico di ottobre e l’aria più fredda che avremo, vale la pena fare un po’ di chiarezza.
Senza virus il raffreddore non arriva
Il punto fermo è questo: il raffreddore è un’infezione e nella maggior parte dei casi lo causano i Rhinovirus, seguiti da coronavirus stagionali, adenovirus e virus influenzali. Una persona esposta a -20°C in un ambiente del tutto privo di virus rischierebbe l’ipotermia o un congelamento, il raffreddore no, perché per ammalarsi serve il patogeno e la temperatura da sola non lo crea. Liquidare il tutto con un secco “il freddo non c’entra”, però, vuol dire ignorare come funziona il nostro corpo.
Quando il naso chiude i rubinetti
L’organismo lavora tutto il giorno per tenere il nucleo interno intorno ai 37°C, e quando viso e collo incontrano l’aria fredda scatta la vasocostrizione periferica, e nel naso, i piccoli vasi della mucosa nasale si stringono per disperdere meno calore. Una scelta sensata per risparmiare energia, che però ha un prezzo, visto che con meno sangue in superficie arrivano anche meno globuli bianchi e anticorpi proprio là dove respiriamo le particelle dell’ambiente, e la prima linea di difesa resta un po’ sguarnita.
Il muco si addensa e le ciglia rallentano
Naso e bronchi hanno un sistema di pulizia ingegnoso, la clearance mucociliare: milioni di ciglia microscopiche spingono di continuo uno strato di muco verso la gola, dove viene inghiottito insieme a polveri e microbi che l’acido dello stomaco poi distrugge. Con l’aria fredda e secca il muco diventa più denso, le ciglia battono più piano e questo nastro trasportatore rallenta, così un virus che di solito verrebbe portato via in pochi minuti resta appoggiato più a lungo sulle cellule, con molte più occasioni per agganciarle.
Lo studio che spiega il legame tra freddo e infezioni
Il tassello più interessante l’ha aggiunto uno studio pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology da Di Huang e colleghi della Harvard Medical School e della Northeastern University. Quando incontrano un virus, le cellule del naso liberano miliardi di vescicole extracellulari, minuscole sacche che fanno da esca perché portano in superficie gli stessi recettori a cui il virus si aggancia, e lo intrappolano nel muco prima che arrivi alle cellule vere. I ricercatori hanno spostato dei volontari da circa 23°C a 4,4°C per un quarto d’ora, misurando un calo della temperatura interna del naso di circa 5°C, e poi hanno riprodotto quella differenza in laboratorio su tessuto nasale umano. Le vescicole liberate sono diminuite di quasi il 42%, erano meno cariche di micro-RNA antivirali e avevano fino al 77% di recettori esca in meno, con la replicazione virale nelle cellule infette che arrivava fino a raddoppiare. In parole povere, qualche minuto al freddo abbassa la soglia e per ammalarsi basta meno virus.
Il paradosso delle case calde e chiuse
Poi c’è quello che succede quando rientriamo, con le finestre sigillate e i termosifoni alti. L’aria esterna invernale scaldata a 20°C senza essere umidificata vede scendere l’umidità relativa anche al 20-30%, e in un’aria così secca le goccioline emesse parlando o tossendo evaporano quasi subito diventando particelle leggerissime, di 1-3 micrometri, che restano sospese nella stanza per ore. Il circuito si chiude da solo: fuori il freddo indebolisce le difese del naso, dentro respiriamo un’aria carica di particelle virali che nessuno ha ricambiato.
Cosa fare quando arriva il freddo
Lo sbalzo termico non è quindi la causa dell’infezione ma un acceleratore, perché per qualche tempo abbassa le barriere tra noi e i virus già presenti nell’ambiente. Coprire naso e bocca con una sciarpa quando si passa dal caldo al freddo non serve a “non far entrare l’aria nei polmoni”, ma a tenere calda la mucosa, con il sangue che circola, il muco fluido e le difese al lavoro, un consiglio che vale anche in Italia. In casa conviene arieggiare spesso spalancando le finestre per pochi minuti, invece di tenerle socchiuse per ore, e mantenere un’umidità tra il 40% e il 60%.
Credit
- AAAAI – Cold exposure impairs extracellular vesicle mediated nasal anti-viral immunity
- Harvard Medical School – Why upper respiratory infections are more common in colder temperatures
- Journal of Allergy and Clinical Immunology – Huang et al., Cold exposure impairs extracellular vesicle swarm-mediated nasal antiviral immunity

