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Nel corso delle ultime ore le condizioni meteo-climatiche hanno fatto registrare un severo cambiamento. Ancora una volta le precipitazioni hanno assunto intensità esagerata a causa degli inevitabili contrasti termici tra l’aria fresca in progressivo ingresso dai quadranti occidentali e il caldo preesistente

 

Un contributo enorme arriva ovviamente dal mare, le cui temperature superficiali, come ben sappiamo, restano decisamente superiori alle medie stagionali. Lo sviluppo di enormi ammassi temporaleschi in mare aperto, capaci poi di proiettarsi sulla terraferma con estrema facilità, non deve pertanto stupirci.

 

In passato succedeva invece che tali ammassi nuvolosi si sviluppassero proprio sul mare, ma nel momento in cui arrivavano sulla terraferma perdevano rapidamente mordente, dando luogo sì a delle precipitazioni, ma di certo l’intensità non era paragonabile a quella che stiamo registrando negli ultimi anni.

 

Si tratta di precipitazioni che spesso e volentieri scaricano al suolo quantità di pioggia che, teoricamente, dovrebbero cadere nell’arco di diverse settimane di fenomeni distribuiti regolarmente. Un po’ quello che succedeva allorquando le perturbazioni atlantiche transitavano con cadenza più o meno regolare sul nostro Paese.

 

È evidente, pertanto, che quel tipo di scenario, consono senz’altro alle stagioni autunnali vecchio stile, non c’è più. Il problema è che la quantità di energia termica accumulata dal Mediterraneo non verrà smaltita tanto facilmente.

 

È bene infatti ricordare che le anomalie termiche tendono poi a distribuirsi in profondità e che, pertanto, quella stessa energia viene rilasciata in atmosfera molto lentamente. Questo significa che anche nel corso delle prossime settimane saremo probabilmente esposti a dei peggioramenti meteo particolarmente cattivi.

 

In tal senso, ad esempio, il prossimo potrebbe giungere sulle nostre regioni nel corso della prossima settimana, allorquando il vortice freddo in discesa sull’Europa orientale potrebbe effettivamente coinvolgerci, almeno parzialmente. Sarà poi da valutare lo step evolutivo successivo, che a quanto pare potrebbe esporci a un ingresso ben più consistente di una depressione proveniente dal Nord Atlantico.

 

Ma prima di raggiungere quella fase evolutiva, anche la prossima settimana andrà monitorata con molta attenzione, perché secondo alcune emissioni modellistiche potremmo assistere all’isolamento di un’insidiosa goccia fredda in quota.

 

Goccia fredda che negli ultimi anni rappresenta senz’altro la dinamica barica più frequente nel corso delle stagioni di transizione e, in modo particolare, durante l’autunno, allorquando l’eredità di calore latente lasciata dall’estate, come detto, tende a farla da padrona. Ed è per questo che il quadro previsionale non appare affatto di semplice lettura.

 

Non lo sarà la prossima settimana, ma nemmeno in quelle successive. Possiamo infatti affermare con discreta certezza che persino il mese di novembre potrebbe proporci determinati peggioramenti. Anzi, molto probabilmente a novembre saranno più frequenti, in ragion del fatto che l’autunno, a quel punto, sarà per forza di cose entrato nel vivo.

 

Non ci resta quindi che attivare tutti gli strumenti di analisi in tempo reale, perché l’imprevedibilità di certe situazioni meteorologiche presuppone l’uso di tutti i mezzi a nostra disposizione per poter comprendere appieno quello che potrebbe succedere, sia in termini di precipitazioni sia in termini di temperature.

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