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vortice polare

Inverno alle porte: le domande dei lettori

Siamo ormai alle porte di novembre e molti lettori e meteo appassionati ci pongono la stessa domanda: torneranno freddo intenso e nevicate di rilievo, oppure prevarranno ancora pioggia, umidità e temperature miti? O, peggio ancora, sarà un inverno piuttosto anticiclonico? Abbiamo intervistato Davide Santini, nostro collaboratore dal 2018 ed esperto in materia.

Che cosa ci può dire sul Vortice Polare?

Si tratta di un termine molto adoperato in questi periodi. Il Vortice Polare altro non è che una vasta area di bassa pressione che si sviluppa nella stratosfera, tra circa 15 e 50 chilometri di altitudine, sopra l’Artico (non è quindi direttamente sopra le nostre teste). Durante l’autunno, grazie alla lenta ma inesorabile diminuzione della luce solare e al forte raffreddamento delle regioni polari (dal 7 novembre parte ufficialmente la notte polare), il vortice, per motivi fisici piuttosto complicati, tende ad aumentare la sua forza. Può sembrare un fenomeno molto lontano da noi, ma ha il potere, in presenza di condizioni opportune, di modificare la normale circolazione a livello continentale.

Vortice Polare forte o debole: ci fa un po’ di chiarezza?

Quando il vortice risulta compatto, l’aria gelida rimane confinata alle alte latitudini. Si registra un aumento della forza delle correnti occidentali (westerlies) e, in genere, abbiamo due opzioni: o arrivano anticicloni di matrice oceanica, oppure il flusso atlantico mite e umido. In Italia questa configurazione può portare a un periodo piovoso se vince la corrente sud-occidentale, mentre più secco se prevale quella nord-occidentale.

Uno scenario completamente diverso può verificarsi quando il vortice diventa debole, si sposta oppure si divide in più parti (in gergo tecnico si chiama bilobazione). In queste circostanze aumenta la possibilità (non la certezza!) che masse d’aria fredda raggiungano l’Europa centrale e, in determinate configurazioni, anche il Mediterraneo. Facciamo subito un chiarimento importante per i nostri lettori: avere un vortice debole NON implica automaticamente l’arrivo del gelo sull’Italia, ma semplicemente ne aumenta la probabilità. Affinché arrivi servono molti altri tasselli…

Ci può spiegare meglio questo punto?

Certamente. Cominciamo con lo spiegare un fenomeno meteo estremamente importante, ovvero il celebre (per gli addetti ai lavori) Riscaldamento Stratosferico Improvviso, conosciuto come Sudden Stratospheric Warming o Stratwarming. Durante questi episodi, non così rari per la verità, la temperatura nella stratosfera può aumentare rapidamente anche di 30-50°C, con una conseguenza molto rilevante: i venti occidentali a 10 hPa (quindi alle altissime quote) possono rallentare fino a invertirsi.

Il Vortice Polare può reagire in due modi. Nel caso del displacement, viene spostato dalla sua posizione abituale sopra il Polo Nord. Con lo split, invece, si divide in due strutture distinte, come un vaso che si rompe in due grossi pezzi. Diciamo subito che entrambi i fenomeni possono favorire cambiamenti nella circolazione continentale, ma le conseguenze sul bacino del Mediterraneo possono essere molto diverse.

Innanzitutto, gli effetti non sono immediati. Non è che, quando c’è un riscaldamento improvviso, dopo un paio di giorni arriva il freddo sull’Italia. Ecco i famosi tasselli di cui parlavo poco prima. Il disturbo deve propagarsi dalla stratosfera alla troposfera, l’area dove si originano le perturbazioni e i fenomeni meteo in genere. Basti pensare che questo processo (essenziale, sia chiaro!) può richiedere da due a sei settimane e non sempre produce gelo e neve al suolo. Successivamente, la massa d’aria dalla Russia deve riuscire a scendere di latitudine grazie a uno spostamento dell’anticiclone che va a finire sul Mare del Nord. Infine, serve che si crei un minimo di bassa pressione sui nostri mari, in grado di richiamare aria fredda e secca di matrice continentale, per farla inumidire e poter scaricare neve sull’Italia. Come vedete, sono numerosi gli step…

Cosa ci può dire di questo inverno?

Forse ad alcuni meteo appassionati non piacerà. Alla fine di ottobre è decisamente troppo presto per stabilire se il Vortice Polare si indebolirà in maniera frequente nei prossimi mesi. Questo perché non esiste solo tale fattore: tra quelli che gli esperti continuano a monitorare possiamo citare la QBO, l’oscillazione quasi-biennale dei venti stratosferici tropicali, e le condizioni dell’Oceano Pacifico, comprese le fasi di El Niño e La Niña.

Voglio concludere questa intervista con una frase importante: nessun singolo indicatore permette di prevedere con certezza neve e gelo in Italia con qualche settimana di anticipo, figuriamoci a distanza di mesi. Tutti questi indici climatici servono a capire se la stagione invernale è più o meno propensa a fornire fasi di freddo, ma per sapere se e quando arriveranno freddo e neve in Italia bisogna aspettare che le previsioni meteo facciano il loro corso.

 

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